domenica 14 dicembre 2014

“Delitto e castigo (Dostoevskij Fëdor)” di AnnaMaria Montesano

Marianna era furiosa. “Te l’ho detto mille volte di non comprare prodotti scadenti ma tu sei un dannato tirchio!”
Antonio chinò il capo e, ripromettendosi di non acquistare mai più profilattici cinesi, fu costretto a portare la donna all’altare.

“L’amore ai tempi del colera (Gabriel García Márquez)” di AnnaMaria Montesano

“Insisto, Florentino: la precedenza è tua!”
“Neanche per sogno, Fermina, sono un cavaliere, non sia mai detto che io preceda una donna. L’onore è tutto tuo. Prego”
E Florentino aprì la porta del gabinetto alla sua amata mentre si teneva la pancia.

“L’insostenibile leggerezza dell’essere (Milan Kundera)” di Michela Buonagura

Era stato un anno duro per AstroSamantha, tra diete e palestre, ma finalmente ce l’aveva fatta. 
Ora aveva la leggerezza di una farfalla, insostenibile perfino dalla forza di gravità, ma era pronta per la missione Futura.

“L' arte di ascoltare i battiti del cuore (Sendker Jan-Philipp)” di Stefania Fogliano

Pietre preziose tra le mani e pietre ruvide che gli graffiano i piedi. Lui ascolta, per non aver paura. Ascolta, prima di poter guardare, ma dopo aver visto. Perché ora sa che solo restando al buio si può realmente vedere il mondo. E non aver paura.

sabato 13 dicembre 2014

“Party per non tornare (Gruppo 9)" di Pasquale Iorio

La fila per il check-in si fa notare. Isabella si avvicina guardinga. I pensieri già volano. Spiagge, bella vita, party. Accarezza la borsa piena di soldi. «Lei è in arresto, ci segua» irrompe un poliziotto. Si parte lo stesso. Per non tornare, però.

"Le ultime lettere di Jacopo Ortis (Ugo Foscolo)" di Michele Di Matteo

- Signor Ugo, ne è proprio sicuro?
- Sì.
- La accendiamo?
- Sì, "o" ed "esse". Accendiamo!
- Signore e signori, anche questa sera “Cruciquiz” ha il suo vincitore: il signor Ugo Foscolo!
- Evviva! Finalmente potrò ritornare a Zante!

"Sashimi pizza (Claudio Ansanelli)" di AnnaMaria Montesano

“Pizza!”
“Sashimi!” 
“Pizza!”
Fedele alle tradizioni giapponesi, il samurai non poteva tollerare che una geisha avesse l’ultima parola; afferrò la katana e le tagliò la testa.
“Amor di patria” disse l’imperatore e gli appuntò sul petto una medaglia.